L' ammazzacaffè

Curiosità e storia di uno dei riti italiani più amati

Data Pubblicazione: 02/11/2021

In Italia, è qualcosa che non può mancare. Dopo un pranzo o una cena abbondanti, dopo aver mangiato di tutto e di più dall’antipasto al dolce, l’esigenza di “alleggerirsi” e favorire la digestione chiama a gran voce. E allora ecco che arrivano i caffè prima e gli ammazzacaffè dopo. Una tradizione che fa parte del nostro modo di vivere il cibo e lo stare bene, la ciliegina sulla torta di una bella mangiata in compagnia.

 

Contrariamente al significato che oggi può avere, quello ad esempio di convivialità e semplicità, l’abitudine di finire il pasto con un alcolico non nasce tra il popolo, bensì tra le classi aristocratiche. I nobili usavano infatti “ammazzare” il sapore del caffè che rimaneva in bocca con qualcosa di più forte: conclusa la cena, gli uomini si spostavano in salotto per fumare sigari e bere brandy e cognac.


 

Un autentico rito, dal 1500

Ti sembra strano? Beh, devi sapere che l’abitudine dell’ammazzacaffè era già presente secoli fa, anche se è con Caterina de’ Medici, consorte del re di Francia, che cominciò a prendere largamente piede. La nobildonna infatti, portò con sé a Parigi cuochi, pasticcieri e anche liquoristi italiani, che contribuirono a diffondere l’arte liquoristica nostrana anche Oltralpe. Un’ulteriore spinta alla produzione si ebbe nel 1700, a seguito di importanti scoperte scientifiche sulla tecnica della fermentazione. Negli anni a seguire, il crescente interesse e i miglioramenti nella produzione dello zucchero sostennero l’industria liquoristica, portando Italia, Francia e Olanda a essere i principali produttori in Europa.


 

Distillato e liquore non sono la stessa cosa

Con il termine “ammazzacaffè” facciamo riferimento al classico “bicchierino” che beviamo a fine pasto, sia questo di grappa, amaro, sambuca o altro. In realtà, c’è una bella differenza tra le varie alternative, prima fra tutte quella tra essere un distillato o un liquore.

Il primo è una bevanda alcolica ottenuta dalla distillazione, ovvero il riscaldamento di una bevanda a bassa gradazione alcolica e la separazione della sua parte liquida, da quella volatile. Questa poi viene convogliata nell’alambicco, sottoposta a raffreddamento e trasformata di nuovo in stato liquido, che a questo punto presenta una più alta gradazione alcolica. Appartengono a questa categoria le grappe, gin, vodka, tequila e brandy.

Il liquore invece è ottenuto dall’infusione a caldo o macerazione a freddo di spezie, erbe o frutta in alcol, con l’aggiunta di acqua e zucchero.

 

Quali sono gli ammazzacaffè preferiti dagli italiani?

Sicuramente un ruolo di primo piano lo gioca la Grappa, il distillato di vinacce d’uva prodotto solo in Italia. Che sia giovane o invecchiata, aromatica (come ad esempio la grappa di Moscato) o aromatizzata, a fine pasto è un piacere che va sorseggiato lentamente, per essere assaporato al meglio.

Se ti piacciono i sapori più morbidi e rotondi, la Grappa di Brunello fa al caso tuo: ottenuta dalla distillazione di vinacce di Sangiovese, localmente denominato Brunello, ha un colore limpido e brillante, con note minerali e fruttate ben evidenti. Se invece preferisci i sapori più speziati e tostati, punta su una grappa come la Grappa di Amarone invecchiata: il colore ambrato più intenso e il sapore più deciso sapranno darti soddisfazione.

 

La Sambuca è un altro fine pasto tra i più amati, apprezzato per il suo colore puro e trasparente e il suo inconfondibile gusto dolce e pungente di anice stellato. Liquore italiano per eccellenza, può essere bevuta in diversi modi: liscia con qualche cubetto di ghiaccio, oppure come ingrediente chiave in piacevoli cocktail. E ancora, hai mai provato ad aggiungerla direttamente al caffé? Un mix straordinario.

 

Passando agli amari, da sempre conosciuti come veri e propri elisir digestivi dalle proprietà terapeutiche, è doveroso dire che ciascuna regione italiana vanta diverse eccellenze. Ottenuti dall’unione di alcol ed erbe officinali (talvolta fino a 40), si tratta di preparazioni complesse e molto spesso segrete. Prova il sapore intenso e travolgente dell’ Amaro del Moro o quello fortemente aromatico dell’Amaro di Langa: lisci o con qualche cubetto di ghiaccio, non sbagli mai.