Il Rosé

Quante volte ti è capitato di essere al ristorante e dover scegliere tra vino rosso e vino bianco? Tantissime, sicuro. Scommettiamo però che non così spesso ti sei soffermato a valutare attentamente un rosé. Niente di anomalo, visto che per anni il rosato è stato considerato un po’ come il terzo incomodo, il cugino meno nobile dei grandi rossi e bianchi, o addirittura un loro incrocio (pratica tra l’altro illegale).

Solo negli ultimi tempi si è cominciato a ridare il giusto valore e dignità al rosé, riportandolo nell’Olimpo dei vini, affianco a grandi nomi e denominazioni.

 

La culla leggendaria: il Lago di Garda

Quali sono le origini del vino rosato? Secondo un’antica leggenda, il rosé nacque in un piccolo villaggio sulle sponde del Lago di Garda, per mano di un prete. Questo infatti possedeva un orto, dove coltivava la vite per produrre il vino utilizzato durante le messe. In realtà, essendo molto pigro, aveva preso l’abitudine di affidarsi completamente alla generosità dei fedeli, i quali portavano notevoli quantità di vino dopo la vendemmia. Un giorno, stanchi della nullafacenza del prete, i compaesani decisero di non dare più nulla. Il prete, per recuperare il vino necessario alla messa, entrò di nascosto nella cantina del villaggio, perforò una delle botti e rubò il liquido. Il mosto però era rimasto solo poche ore a contatto con le bucce, da qui un colore rosa e non rosso. Il misfatto fu facilmente scoperto, ma questo stimolò la creatività dei viticoltori del villaggio, che iniziarono a sperimentare il rosé.

 

Le origini controverse

Leggenda a parte, il dibattito sulle vere origini di questo vino è ancora aperto. In Italia ad esempio, si fa risalire la sua introduzione in commercio e diffusione sulle nostre tavole durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la cantina Leone de Castris realizzò il suo “Five Roses, subito esportato negli Stati Uniti.

Un’altra versione sostiene invece che il vino rosato sarebbe nato in Francia, dove tutt’ora è molto apprezzato, soprattutto durante le festività natalizie.

 

Caratteristiche dei vini rosati

Erroneamente a quanto tanti credono, il rosé non è il miscuglio di vino rosso e vino bianco. Infatti, è ottenuto da uve a bacca nera, vinificate in bianco. Cosa significa? Che il tempo di macerazione è molto breve. A seconda di quanto il mosto rimane a contatto con le bucce, dipende l’intensità di colore del vino: si va dalle poche ore per ottenere un rosa tenue come quello del nostro Pizzicanto, alle 12-24 ore necessarie per un rosa più intenso, “a buccia di cipolla” come quello del Brunella Rosé.

 

In generale, a seconda delle tempistiche di macerazione, i rosati si classificano in:

  • Vin Gris: si presentano con una sfumatura rosa tenue, dovuta alla mancata macerazione a contatto con le bucce.
  • Blush Wines: prodotti negli Stati Uniti, sono rosati caratterizzati da una lieve effervescenza
  • Vini di una notte: se il mosto rimane a contatto con le bucce dalle 6 alle 12 ore.
  • Vini di un giorno: in questo caso, la macerazione dura intorno alle 24 ore. Sono questi i rosati più intensi, sia a livello di colore che aromi.

 

I rosati pugliesi

Una delle regioni più vocate alla produzione di vini rosé è sicuramente la Puglia. Qui pare che la tradizione del rosato risalga addirittura alla Magna Grecia, quando era praticata la vinificazione “a lacrima”: le uve nere venivano poste in sacchi e delicatamente pigiate, facendole così lacrimare. Il mosto veniva quindi raccolto, senza rimanere a lungo a contatto con le bucce. Fino al 1800 il rosato, denominato “Lagrima”, fu molto apprezzato in Salento da contadini e borghesia rurale. Poi, sul finire del secolo, iniziò la sua commercializzazione anche su scala industriale.

I vitigni utilizzati per i rosé sono principalmente il Primitivo, che ritroviamo nel Pizzicanto Rosato, il Negroamaro, la Malvasia Nera e l’Aglianico, ovvero gli autoctoni alla base anche dei grandi rossi di questa regione. Con la vinificazione in rosato, sono uve che danno vita a vini piacevoli, freschi, dal colore rosa corallo intenso. I profumi fruttati di uva appena ammostata e amarena, come ad esempio quelli dell’Esclusivo Rosato Puglia Etichetta Oro, li rendono perfetti a tutto pasto, complice il buon equilibrio tra acidità e morbidezza.

 

I rosé negli abbinamenti in cucina

Vino dalla grande versatilità, che si accosta perfettamente a diversi tipi di piatti. Quando infatti un bianco è troppo poco intenso e un rosso è eccessivo, il rosé è la soluzione ideale. Volendo, puoi gustarti un vino rosato a tutto pasto, dall’aperitivo al dolce.

Per iniziare ad esempio, scegli un Prosecco Rosé Millesimato, che con la sua freschezza e l’interessante complessità aromatica apre le danze del tuo pranzo meravigliosamente.

Per i primi cremosi come i risotti, prova il Doraluna rosato: con le sue bollicine è perfetto per sgrassare e pulire la bocca, preparandoti a un nuovo boccone.

Se invece il menù prevede piatti di pesce, non c’è niente di meglio di un rosato pugliese, come l'Esclusivo Etichetta Oro Rosato. I suoi delicati sentori di amarena e rosa, con i richiami di violetta, ben si sposano alla cucina di mare.

Perché non godersi un rosé anche con il dessert? Con uno spumante come il Rosé Millesimato chiudi davvero in bellezza. Aromi di ribes e lamponi, che si rincorrono con quelli di rosa rossa, e un finale dal retrogusto piacevolmente agrumato: veri fuochi d’artificio per il tuo palato.

 

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