Dolcetto: scopri le caratteristiche, il terroir e gli abbinamenti

Aromi morbidi e fruttati e un retrogusto amaro, da apprezzare a tutto pasto

Dolcetto: scopri le caratteristiche, il terroir e gli abbinamenti

Data Pubblicazione: 22/11/2023

Dire Piemonte significa dire montagne, colline, tartufo e - per gli amanti del vino - Nebbiolo, il vitigno autoctono più rinomato della regione. Ma il Piemonte dei rossi è molto di più di questo, ed esprime storia, tradizioni e passione per il territorio attraverso numerosi altri vini rinomati, come il Dolcetto.

Dolce nel nome, ma deciso nelle caratteristiche organolettiche, questo prodotto porta in tavola la versatilità che si addice a un vino abbinabile a tutto pasto. Da scoprire e amare sorso dopo sorso!

 

Storia del Dolcetto, origini e diffusione del vitigno

 

Pur rappresentando uno dei vitigni storici del Piemonte, il Dolcetto non figura a livello documentario prima del XVI secolo, quando comparve in un’ordinanza del comune di Dogliani del 1593, contenente alcune indicazioni per la vendemmia.

Un’altra fonte documentale risale a qualche secolo più tardi, alla fine XVIII secolo, quando il conte Giuseppe Nuvolone Pergamo identificò con più chiarezza la principale zona di produzione del Dolcetto, collocata indicativamente nei pressi di Acqui e Alessandria. Fu questa la data che segnò la comparsa ufficiale - dal punto di vista ampelografico - del vitigno.

È tuttavia improbabile che già prima del Cinquecento esso non fosse già ampiamente diffuso e conosciuto nelle Langhe, nelle quali - secondo alcune teorie - giunse dalla Liguria, dov’era noto con il nome di Ormeasco. Secondo altre ipotesi, invece, fu dal Piemonte che il Dolcetto si diffuse in terra ligure. Qualunque sia la verità, esso è ormai a tutti gli effetti considerato un vitigno autoctono del Piemonte, specchio dell’identità enologica della regione.

La presenza della Liguria nella storia del vitigno Dolcetto Piemonte DOC non si limitò tuttavia alla sua origine contesa, ma proseguì anche dopo il suo radicamento in Piemonte. Pare infatti che tanto i frutti quanto il vino fossero offerti ai liguri come merce di scambio al posto di altri beni alimentari.

Oggi il vino Dolcetto Piemonte DOC è particolarmente apprezzato: il suo prestigio è stato riconosciuto dall’ottenimento della prima DOC nel 1972, per il Dolcetto di Ovada, mentre il Dolcetto di Dogliani è l’unica DOCG regionale.

 

Zona di produzione del vino Dolcetto

 

zona di produzione del vino dolcetto langhe

 

Figlio di eccellenti tradizioni vinicole piemontesi, al pari del Nebbiolo e del Barbaresco, il Dolcetto DOC non sarebbe quello che è senza un terroir capace di donare al vitigno quel poco che gli serve per crescere rigoglioso. Come menzionato, sono le Langhe a svolgere questo ruolo, con i loro stupendi paesaggi composti perlopiù da dolci rilievi collinari.

Le piante offrono un’ottima resa anche quando la loro coltivazione avviene in luoghi a bassa esposizione solare, facilitando il compito dei viticoltori. Ciò di cui però le viti non possono fare a meno è un terreno composto in prevalenza da marne bianche e un clima continentale, fatto di estati calde e tendenzialmente umide e da inverni piuttosto freddi.

Il terroir del Piemonte - e in particolare la zona tra le Langhe e il Monferrato - è dunque ideale per agevolare una precoce maturazione degli acini e per dare vita alle 5 DOC regionali, Dolcetto d’Alba. Dolcetto di Ovada, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto d’Asti e Dolcetto delle Langhe Monregalesi, tendenzialmente caratterizzate da tratti organolettici simili da una denominazione all’altra.

 

Caratteristiche e consigli di degustazione del Dolcetto Piemonte DOC

 

Il nome del Dolcetto Piemonte DOC sembra promettere un livello di zuccherosità che all’assaggio non si riscontra. Perché allora viene chiamato così?

Tra le teorie più condivise, la più semplice attribuirebbe l’etimologia (derivante dal latino dulcetum) alla dolcezza che l’uva sviluppa una volta matura, e che in fase di vinificazione si discosta dall’acidità di molti altri vini piemontesi. Un’altra fa riferimento al suo periodo di maturazione, poiché il Dolcetto è la prima varietà di uva a sviluppare la giusta componente zuccherina per essere vendemmiata, verso la metà di settembre.

Secondo la terza ipotesi, invece, il termine dosset indica in dialetto piemontese le colline tipiche del terroir di questo vitigno, il cui nome dunque non deriverebbe altro che dalle caratteristiche geografiche della sua zona di produzione.

Qualunque siano le ragioni per cui il vino italiano Dolcetto viene chiamato così, sono in molti a fraintenderle, aspettandosi di trovare, alla beva, un prodotto amabile e zuccherino. Naso e palato si scontrano invece con altro: un vino secco da consumare preferibilmente giovane, caratterizzato da tannini decisi e da un livello moderato di acidità. Si fa inoltre notare la particolare nota finale ammandorlata, che dona all’assaggio un retrogusto amarognolo, quasi inaspettato. Le caratteristiche del Dolcetto, nelle sue diverse denominazioni, vengono vivacizzate da un bouquet floreale, con stuzzicanti note vinose.

Tra i migliori abbinamenti gastronomici con il Dolcetto si ha davvero l’imbarazzo della scelta, perché questo vino rosso del Piemonte si adatta a tutto pasto e a ogni occasione conviviale, grazie a una gradazione alcolica piuttosto limitata.

Lo si può per esempio stappare in occasione di un antipasto gustoso a base di salumi e formaggi locali, che il Dolcetto accompagna con i propri aromi. Per questa portata si sposa alla perfezione anche un Dolcetto Piemonte DOC Frizzante, un vino secco dalla sorprendente armonia e dalle note suadenti di mirtillo, che solletica il palato con bollicine fine e persistenti.

Non disdegna inoltre i primi piatti di pasta ripiena, anche accompagnati da sughi di una certa corposità, poiché un calice di questo vino non teme di essere zittito dai sapori forti.  Lo si può infine sorseggiare in accompagnamento a piatti di carne rossa, come il bollito e il brasato.

 

 

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