Il Barolo: storia e caratteristiche di un mito italiano

Un vino antico da scoprire, amare e soprattutto bere

Il Barolo: storia e caratteristiche di un mito italiano

Data Pubblicazione: 06/12/2023

Sono molti i vini italiani che diffondono anche all’estero il pregio dell’enologia italiana. Uno tra tutti - detto “vino dei re e re dei vini” - racchiude una storia millenaria e simboleggia il ruolo cruciale che l’Italia ha assunto e continua a ricoprire all’interno del settore. Il Barolo è un vino nobile ma non per questo elitario, anzi capace di occupare un posto speciale nei cuori di tutti appassionati.

Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul Barolo DOCG, una vera e propria eccellenza vinicola italiana, frutto di una terra fertile come le Langhe!

 

Un vino millenario: storia del Barolo

 

Per risalire alla nascita del Barolo non basta andare indietro di qualche secolo, ma è necessario compiere un viaggio nel tempo che porta a prima della colonizzazione romana delle Langhe piemontesi. In quest’area particolarmente vocata fin dall’antichità alla coltivazione della vite, i primi a fare di questa pianta un elemento importante per l’agricoltura locale furono le popolazioni liguri stanziate nella zona. Esse favorirono la creazione dei primi impianti, che in seguito furono recuperati dai Galli.

Dopo aver assaggiato e apprezzato il vino locale, anche i Romani contribuirono alla fortuna del Barolo (o meglio, di quello che all’epoca era il suo antenato), importandolo a Roma e allargando la sua fama anche al di fuori dell’attuale Piemonte.

Bisognerà però aspettare il XVIII secolo per avere una svolta importante nella storia di questo vino rosso italiano, di cui ne fu spedito un lotto a Londra, dove fu molto apprezzato. All’epoca esso era però molto diverso dal Barolo odierno, poiché era dolce e caratterizzato da una vivace frizzantezza, peculiarità che in seguito lasciarono spazio a una nuova veste, grazie a nuove modalità produttive.

In occasione del matrimonio con Carlo Tancredi Falletti di Barolo, la marchesa Juliette Colbert decise di iniziare a vinificare le uve coltivate nei suoi possedimenti (nei pressi del castello di Barolo) con un metodo ispirato ai francesi. Nacque così un Barolo diverso, non più frizzante ma fermo e ben strutturato, tanto sorprendente da essere amato anche da Re Carlo Alberto di Savoia, che ne avviò lui stesso una produzione.

Le denominazioni del Barolo furono ottenute rispettivamente nel 1966 per la DOC e nel 1980 per la DOCG, due riconoscimenti che stabilirono un regolamento per la produzione di questo eccellente vino rosso piemontese e che hanno tuttora un ruolo centrale nella sua tutela.

 

Zona di produzione del Barolo, tra clima, suoli e metodi

 

barolo docg vitigno zona e metodo di produzione

 

Se bastasse una sola parola per riassumere l’identità territoriale del Barolo, essa sarebbe “Langhe”. In questa regione vinicola - la più importante del Piemonte - viene infatti coltivato il Nebbiolo, utilizzato secondo il disciplinare in purezza (come nel caso del Barbaresco) e nelle sottovarietà Lampia, Michet e Rosé.

Distribuita lungo 11 comuni autorizzati secondo la DOCG (Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, La Morra, Roddi, Cherasco, Verduno, Diano d’Alba, Novello e Grinzane Cavour), l’area di produzione presenta caratteristiche ambientali diverse, che contribuiscono alla nascita di più declinazioni di Barolo, che naturalmente dipendono anche dalle scelte delle specifiche cantine.

In linea di massima il terroir del Barolo è composto prevalentemente da rilievi collinari. Si va da quelli ricchi di marne e arenaria, con buona presenza di silicio, calcio e ferro, a quelli ad alta percentuale di sabbie, passando per terreni calcareo-argillosi che abbondano di manganese e magnesio.

Per quanto riguarda i tratti climatici delle Langhe, ci si trova in una fascia continentale temperata, caratterizzata da buone precipitazioni primaverili e autunnali e da temperature che - grazie alla protezione delle catene montuose - non rischiano di diventare troppo rigide per la crescita dei vitigni del Barolo, che avviene tra i 200 e i 450 metri s.l.m.

Dopo la vendemmia, che avviene verso la metà di ottobre, il disciplinare prevede che i frutti vengano messi a macerare per circa tre settimane, un periodo che può diminuire o aumentare a seconda dei metodi degli specifici produttori. Dopo la fermentazione si ottiene il primo vino, di qualità superiore, chiamato fiore. La seconda vinificazione produce invece il torchiato, un vino meno pregiato che si ottiene tramite la pressatura delle vinacce. Il tutto viene sottoposto a una seconda fase di fermentazione, che serve a diminuire l’acidità del prodotto.

Il Barolo viene infine travasato, stabilizzato tramite aggiunta di anidride solforosa e messo ad affinare per un minimo di tre anni in botti di rovere. In alcuni casi è consentito anche l’uso di legno di castagno. Se l’invecchiamento raggiunge i cinque anni si può parlare di Barolo Riserva.

 

Il Barolo a tavola: caratteristiche e abbinamenti gastronomici

 

Il Barolo fa dell’intensità di aromi e sapori il proprio fiore all’occhiello, sebbene nel calice si presenti in una veste che potrebbe trarre in inganno. Il suo colore rosso rubino - con sfumature arancio a seconda del periodo di invecchiamento - tende infatti alla trasparenza, ma la degustazione rivela un carattere deciso, che si esprime attraverso i sentori di rosa canina, viola e frutti rossi maturi, arrivando ad accogliere anche note pepate e speziate, con suggestioni di liquirizia.

L’assaggio conferma questi tratti aromatici e rivela nuovamente la grinta di questo prodotto tramite un corpo elegante e austero, con un basso livello di acidità e tannini ben strutturati.

Le ottime caratteristiche del Barolo meritano degli abbinamenti gastronomici indimenticabili, primi fra tutti i piatti della cucina piemontese. Il Barolo si abbina benissimo con le ricette a base di carne (con la carne rossa e la selvaggina convola proprio a nozze), tra cui il famoso brasato o il bollito misto, oppure varie tipologie di arrosto. È ottimo da sorseggiare anche con i condimenti saporiti a base di tartufo d’Alba - altra eccellenza regionale - oppure con un abbondante antipasto a base di formaggi locali.

Gli eccellenti abbinamenti tra cibo e Barolo non finiscono qui: nella versione Riserva, l’invecchiamento prolungato conferisce al vino colori e profumi più intensi, con un’evoluzione aromatica che tocca anche note di tabacco e cuoio. L’eleganza innegabile di questo prodotto vellutato e tannico al palato, si sposa alla perfezione con la pasta fresca all’uovo, con i sughi corposi di carne ma anche con prodotti di pasticceria secca, rivelandosi un ottimo vino da fine pasto.

 

Curiosità sul vino Barolo

 

Oltre alla grande versatilità in cucina, sono diverse le curiosità che non tutti sanno sul Barolo, ma che rivelano molto sulla sua storia e sulla sua evoluzione nei secoli.
Eccone 3:

 

  • Cavour diede un contributo molto più importante di quanto non si pensi alla nascita del Barolo odierno. Non fu solo un grande estimatore di questo vino (che fece produrre nella propria tenuta), ma fu anche colui che mise in contatto Juliette Colbert con l’enologo Louis Oudart, che aiutò la donna a modificare il metodo di vinificazione del Barolo.
  • Negli anni ‘80 il Barolo fu protagonista di discussioni tra i produttori più tradizionalisti e i cosiddetti Barolo Boys, dei contadini delle Langhe che apportarono delle modifiche ai metodi di produzione. A loro va attribuito il diradamento delle piante e la sostituzione delle vasche di legno con le barrique in rovere. Una rivoluzione locale che ebbe però un grande impatto sull’identità di questo vino!
  • Il Barolo non è sempre stato un prodotto conviviale, da sorseggiare durante i pasti o in occasione di incontri formali, ma ha avuto anche dei trascorsi simili a quelli di un farmaco. Alla fine del XIX secolo infatti il farmacista di Serralunga d’Alba Giuseppe Cappellano ideò la ricetta per una nuova versione di Barolo - il Chinato - che indicò come rimedio eccellente contro i problemi di digestione e il raffreddore.

 

 

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